LE NEWS DI FEBBRAIO_2

 

L’EXPORT DI VINO ITALIANO È CRESCIUTO DEL 4% NEL 2016, SEGNANDO UN ULTERIORE RECORD.

I VINI FERMI IMBOTTIGLIATI SONO IN MEDIA STAZIONARI. MA CI SONO DIFFERENZE TRA I PRINCIPALI VINI ROSSI DOP: I TOSCANI CALANO (QUASI DEL 5%), MENTRE CRESCONO DEL 2% QUELLI PIEMONTESI E VENETI, QUESTI ULTIMI CON UNA PERFORMANCE ECCEZIONALE IN CINA (+ 44%)

 newsletter febbraio 1

 

Con un export di vino stimato vicino ai 5,6 miliardi di euro, l’Italia ha toccato nel 2016 l’ennesimo record delle vendite oltre frontiera. Un valore che sottende a una crescita superiore al 4% rispetto all’anno precedente e che nel panorama dei principali player globali figura dietro solamente ad Australia e Nuova Zelanda, i cui vini mettono a segno una crescita nell’export superiore al 5%. Chiude invece senza crescite la Francia (-0,3%) e in leggero calo la Spagna (-1%). Nel quadro dei primi Paesi per import di vino, l’Italia fa “meglio” del mercato in quasi tutti. Nel senso che la variazione nell’import di vino dall’Italia è superiore alla media del mercato nel caso di Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Cina, Canada e Svizzera, mentre risulta leggermente inferiore ad Hong Kong, Giappone, Svezia e Russia. Imponente la performance dei vini italiani in Cina: a fronte di un import totale cresciuto nel 2016 di oltre il 16% rispetto all’anno precedente, quello dei vini dall’Italia aumenta di quasi il 33%. Lo stesso accade negli Stati Uniti, il principale mercato di destinazione dei vini italiani dove a fronte di una crescita delle importazioni di vino del 3,3%, quelle dell’Italia crescono del 6,1%.
Tuttavia, vale la pena sottolineare come l’incremento delle nostre esportazioni non sia uniforme ma differisca a seconda delle tipologie e dell’origine territoriale dei vini. Analizzando la tabella qui sotto si evince infatti come le performance più significative attengano ai vini spumanti mentre per quanto riguarda i fermi imbottigliati (che comunque pesano per il 72% sull’export totale) si registri una stazionarietà. Tra questi, circoscrivendo il confronto ai principali vini rossi Dop, si rileva un sensibile calo di quelli toscani (quasi -5%) e una crescita del 2% per i piemontesi e i veneti. In merito a questi ultimi, vale la pena evidenziare il +44% messo a segno nell’export in Cina.

 

newsletter febbraio 2
Fonte: Nomisma Wine Monitor su dati Istat.

 

 

STATI UNITI: NOTIZIE E AGGIORNAMENTI LEGISLATIVI IN AMBITO FEDERALE E STATALE

 newsletter febbraio 3

 

Le più recenti novità in ambito federale

Sulla base di alcune nuove norme da poco entrate in vigore, dal 1° gennaio 2017 i contribuenti che prevedano di pagare accise e imposte su liquori, vini e distillati nel 2017 per un importo non superiore a $1,000 (e che nel 2016 non abbiano pagato imposte superiori alla stessa cifra), potranno adesso pagare annualmente piuttosto che trimestralmente. Inoltre, i contribuenti sono ora esenti dal pagamento del bond se pianificano di pagare accise e imposte sui liquori, vini e distillati nel 2017 per un importo inferiore a $50,000 (e che nel 2016 non abbiano pagato imposte superiori alla stessa somma). Tali contribuenti saranno esenti dal pagamento del bond purché distillati e vini non vengano rivenduti e utilizzati per finalità industriali.

TTB: nuova procedura pre-COLA per liquori con additivi, coloranti o aromatizzanti
Dal 1° gennaio 2017 il TTB ha introdotto una nuova procedura per l’approvazione di prodotti liquorosi, distillati, malti, birre e vini che abbiano una nuova formulazione, che richiedano approvazione del TTB, o che necessitino di analisi di laboratorio prima dell’approvazione del COLA. Dal 1° gennaio, il TTB richiede la preapprovazione in tutti i casi in cui il nuovo prodotto sia stato modificato con additivi - naturali o artificiali - che ne alterino la composizione definitiva. Il TTB indica anche la lista degli additivi che non sono ammessi all’uso.

 

Florida: Senato e Liquor Wall


Risale a pochi giorni fa la proposta legislativa emanata dal Senato dello Stato della Florida, che ha per oggetto la liberalizzazione della vendita di alcolici. Qualora venga approvata, vini e liquori potranno essere venduti non più solo
all’interno dei liquor stores (che devono comunque avere precise caratteristiche immobiliari), ma anche nei supermercati, mettendo così fine ad un divieto che aveva dato vita al cosiddetto liquor wall, durato oltre 80 anni. L’associazione dei proprietari indipendenti dei liquor stores, con in testa Broudy, si oppone alla proposta difendendo la c.d. Wall Law (pensata originariamente a tutela dei minori). Sostengono invece la proposta di legge le grandi catene della distribuzione – in testa Walmart, Whole Foods e Target - secondo le quali sarebbe più facile e conveniente acquistare tali beni in un unico posto. Si prevede una possibile controversia giudiziaria.

 

Virginia: no alcol senza cibo


Il Senato della Virginia ha introdotto una proposta di legge che impone a tutti i ristoranti, bar o locali che posseggano una licenza per la mescita di vini e liquori di servire anche cibo cotto o preparato sul posto. In Virginia, il consumo di cibi dopo le 11:00 di sera è limitato poiché i bar tendono a limitarne la preparazione. Tale normativa favorirebbe l’assunzione di alcol unitamente al consumo di cibo attenuando così l’assorbimento dello stesso nell’organismo (tale proposta era stata inizialmente supportata dalla MADD, nota associazione di madri impegnate contro la guida in stato di ebbrezza).

 

Colorado: cosa sta cambiando


Dopo un intenso e sofferto dibattito tra il legislatore e la comunità locale, il Colorado ha introdotto nel 2016 una nuova normativa sugli alcolici. Tale riforma vedrà la sua attuazione da quest’anno e prevede una progressiva introduzione a partire dai supermercati che potranno ora vendere vini, liquori e birre. La legge conferisce la facoltà di tenere massimo cinque licenze per i supermercati che abbiano al loro interno almeno una farmacia. Nel 2022 le licenze potranno salire ad otto e nel 2017 a tredici; saranno infine illimitate nel 2037. Per i supermercati senza farmacia, il limite sale da due a tre licenze, fino ad un massimo di quattro nel 2027. Al momento, comunque, non sembra si registri una inversione di tendenza nella richiesta di nuove licenze.