IRRIGAZIONE IN VALPOLICELLA

La viticoltura della Valpolicella deve affrontare i cambiamenti climatici adattando le tecniche di produzione all’innalzamento delle temperature (+1,3° C la media estiva negli ultimi 20 anni) e alla riduzione delle precipitazioni (-20% negli ultimi 10 anni rispetto alla media trentennale). Per estendere l’irrigazione anche in Valpolicella serve il contributo finanziario degli agricoltori


Verona, 5 dicembre 2012

“Oggi che i nostri vini hanno il favore del mercato occorre pensare al futuro investendo parte del reddito nella bonifica e in moderni impianti di irrigazione, che possano mantenere la produttività e la qualità delle nostre produzioni nel tempo”. Lo ha affermato Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella nel corso del convegno organizzato il 4 dicembre a San Pietro in Cariano dal titolo “L’irrigazione in Valpolicella, esperienze 2012 e sviluppi futuri”. L’incontro è stato realizzato dal Consorzio Valpolicella in collaborazione con Consorzio Bonifica Veronese, Banca Valpolicella e Arpa Speciali.

Investire significa mettere le basi per affrontare i cambiamenti climatici che stanno condizionando la coltivazione e la produttività della vite. I rilevamenti dell’Arpav (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto) dimostrano infatti che, rispetto alla media trentennale, negli ultimi 10 anni le precipitazioni in Valpolicella sono diminuite del 20%, ma si sono concentrate in un numero di eventi minore e in periodi meno utili alla vite.

Succede così che in un anno come il 2012, che ha visto precipitazioni sostanzialmente in linea con il 2011, su circa 600 mm di pioggia rilevati nei primi 11 mesi dell’anno, oltre 150 siano caduti a novembre rispetto a meno di 60 della media storica; per contro, durante l’estate si sono avuti lunghi periodi di siccità.

Negli ultimi 60 anni, inoltre, la temperatura media estiva è stata di 25,2° C, ma a partire dagli anni ’90 si è assistito un innalzamento che ha portato la media del ventennio a 26,5° C. Gli effetti sulla vite – ha spiegato Diego Tomasi, Ricercatore del CRA-Viticoltura di Conegliano Veneto – si fanno sentire, perché si tratta di una pianta particolarmente sensibile anche a variazioni termiche di 0,5° C. Tra gli effetti delle alte temperature e dell’aumento della luminosità dell’estate 2012 anche un rallentamento della produzione di pigmenti antociani nelle bacche, che hanno ridotto la colorazione delle uve.

Per porre rimedio agli effetti delle alte temperature e dell’eccessivo irraggiamento devono essere adottate tecniche di coltivazione che mantengano la giusta fogliosità della pianta, gestendo la defogliazione nella fase di post-fioritura/allegagione e non in estate e magari ripensando, per i nuovi impianti, sia la forma di allevamento che l’esposizione dei vigneti. La pergola, infatti, sembra rispondere meglio del guyot alla necessità di ombreggiamento dei grappoli nell’area della Valpolicella, mentre la consuetudine di direzionare i filari verso sud potrebbe non essere più la scelta giusta per ogni situazione.

Per ovviare invece ai problemi causati dalle carenze idriche occorre pensare a un’estensione dell’irrigazione anche al comprensorio di produzione dei vini Valpolicella. Andrea De Antoni, direttore Area Tecnica del Consorzio Bonifica Veronese ha presentato il progetto che potrebbe permettere di raggiungere di questo obiettivo. Si tratta di convertire l’impianto di Montindon (collocato tra Sant’Ambrogio e Domegliara) da scorrimento a pressione con l’introduzione dell’irrigazione a pioggia nelle aree servite. Ciò permetterebbe di risparmiare grandi quantitativi di acqua, che potrebbero essere utilizzati per estendere l’irrigazione nelle zone adiacenti ancora non interessate. Il sistema che si è dimostrato più efficiente per le viti è quello a goccia, in particolare la subirrigazione a 20 cm sotto terra, cioè molto vicino alle radici.
Per realizzare questo progetto occorrono però investimenti privati perché non ci sono finanziamenti pubblici disponibili per questo tipo di interventi. Il Consorzio di bonifica spera nel prossimo Piano di sviluppo rurale, ma gli agricoltori devono decidere se impegnarsi in prima persona.