OTTOBRE_LE NEWS

 

IL CONSORZIO VINI VALPOLICELLA RIPARTE DA KIEV E NEW YORK

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Il Consorzio Vini Valpolicella torna all’estero dopo la brevissima pausa estiva, con una tappa a Kiev, la capitale ucraina dove il vino italiano è in costante aumento, per passare poi a New York, mecca incontrastata del vino italiano. Da un lato, un mercato in crescita per il vino, con già un posizionamento di primo livello, sia per i bianchi, che per i rossi, purchè italiani, dall’altro, un mercato solido, sul quale è fondamentale focalizzare l’attenzione sui Millennialls. All’evento in Ucraina, che si è svolto al Fairmont Hotel l’11 ottobre, hanno partecipato 11 aziende che hanno avuto modo di raccontarsi e presentare i propri vini durante una giornata di contatti commerciali e relazioni. Per approfondire la conoscenza dei vini, Vitalij Kovach, a capo dell’Alcohol Department of Wine Stores di Winetime, oltre che fondatore di una scuola per sommelier a Kiev e affermato conoscitore di vino italiano, ha guidato il seminario. Il giorno prima si è tenuto un incontro istituzionale al quale han preso parte stampa e trade ucraini legati al mondo del food and wine. Il Consorzio, a New York, invece, lavorerà su 2 diversi livelli: il consolidamento dell’allure del brand Amarone con un seminario dedicato a trade e stampa, grazie alle annate più significative di 7 aziende, a cui seguirà un evento tutto consumer, per fornire suggerimenti di acquisti natalizi ai newyorkesi, in vista delle prossime festività.

Aziende partecipanti a Kiev: Cantina Valpantena Verona, Cantina Valpolicella Negrar, Dal Cero in Valpolicella, Fasoli Gino, Monte del Frà, Rubinelli Vajol, Sartori di Verona, Tenute Salvaterra, Terre di Leone, Villa Mattielli, Tenuta San Carlo

 

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Aziende partecipanti a New York: Cantina Valpantena Verona, Cantina Valpolicella Negrar, Massimago, Pasqua Vigneti e Cantine, Rocca Sveva, Santi, Sartori di Verona

 

RUBRICA: APPROFONDIMENTI

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UFFICIALIZZATO L’ACCORDO ECONOMICO E COMMERCIALE GLOBALE (CETA) TRA UE E CANADA

Il principale effetto del CETA è l’eliminazione di gran parte delle tariffe doganali tra UE e Canada. Cosa cambierà per il mondo del vino? Oltre all’eliminazione dei dazi è prevista la soppressione di altre barriere commerciali che fino ad ora han reso difficile agli esportatori dell’UE entrare nel mercato canadese. Ad esempio, la Liquor Board verrà applicata in maniera più trasparente, non più basandola sul valore, ma sul volume del vino. Il CETA garantirà ai produttori di vino dell’UE di poter competere sul mercato canadese, ad esempio, congelando il numero di negozi in cui si vendono solo prodotti canadesi e impedendo alle imprese che detengono un monopolio a livello locale di espandersi nelle province vicine. L’accordo prevede inoltre l’abolizione della prescrizione canadese, secondo cui le bevande alcoliche sfuse importate, vanno miscelate con quelle locali prima dell’imbottigliamento, requisito che rendeva impossibile ai produttori dell’UE di etichettare come tali i prodotti con indicazione geografica.  

 

RUBRICA: ATTUALITA'

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CONTINUA A CRESCERE L’ EXPORT AGROALIMENTARE ITALIANO IN NORD AMERICA

Con un valore superiore ai 130 Miliardi di euro, gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato al mondo per import di prodotti agroalimentari. Al secondo posto figura l’Unione Europea con 112 Miliardi, mentre tra i restanti paesi più rilevanti risultano Cina (92 Miliardi di euro di import), Giappone (59 Miliardi) e Canada (32 Miliardi di euro). Il reddito medio pro-capite compreso tra i 42.000 e i 57.000 dollari annui e una crescita prevista di oltre il 14% nei prossimi cinque anni, fa del Nord America uno dei mercati più importanti per le esportazioni agroalimentari, dove oggi la nostra quota misurata sull’import del paese è ancora marginale (3,4% negli Usa, 2,6% in Canada). Questo è quanto emerge da uno studio di Nomisma e CRIF presentato in occasione del Forum Agrifood Monitor, tenuto a Palazzo di Varignana. I prodotti tipici del “Made in Italy” alimentare rappresentano la principale componente dell’export verso questi due paesi: vino, olio d’oliva, formaggi e pasta pesano per circa il 65% sulle esportazioni agroalimentari complessive e contribuiscono, in primis, ad una bilancia commerciale positiva che, considerata congiuntamente (Usa+ Canada) presenta un saldo di 3,2 Miliardi di euro.