LE NEWS DI NOVEMBRE

  

IL CONSORZIO CHIEDE ALLA REGIONE L’ANTICIPO DI PIGIATURA PER LE UVE DEL MILLESIMO 2016 

foto1 nov

Visto il grado zuccherino di partenza e le misurazioni in fruttaio, l’andamento dell’appassimento delle uve atte a produrre Amarone della Valpolicella e Recioto della Valpolicella promette di far raggiungere velocemente i livelli adeguati per la pigiatura ben prima della data minima consentita dal disciplinare. Alla luce dei dati il Consorzio di Tutela ha, quindi, avanzato la richiesta presso la Regione Veneto di consentire le operazioni di pigiatura delle uve in anticipo.

La vendemmia delle uve destinate all’appassimento è iniziata intorno alla metà di settembre e, nel caso illustrato dai dati nella tabella riportata in basso, la Corvina messa a riposo il 22 settembre presentava già una concentrazione zuccherina di 20,7 °BABO. Due settimane dopo il grado zuccherino era salito a quasi 23 °BABO con una perdita di peso medio per acino del 18%. Il 21 ottobre il grado rilevato era pari a 24,76 °BABO, corrispondente ad un valore di alcol potenziale naturale superiore al 17% vol.

Evidentemente lo stato di avanzamento del processo di appassimento, rapportato al periodo medio di raccolta nel millesimo 2016, sembra essere un chiaro indicatore del fatto che si raggiungerà una concentrazione zuccherina conforme per la pigiatura delle uve ben prima del 1° dicembre, data minima consentita dal disciplinare.  

foto2 nov2

ANCHE PER LA CAMPAGNA 2016 SOTTO CONTROLLO LA TIGNOLETTA GRAZIE ALLA CONFUSIONE SESSUALE. 
PRATICAMENTE QUASI NESSUN DANNO SULLE UVE
 

foto3 nov

L’andamento stagionale della primavera e dell’inizio estate 2016, con temperature basse ed piogge elevate ha ostacolato, in parte, lo sviluppo delle popolazioni di Lobesia botrana. La tecnica della confusione sessuale è generalmente riuscita da sola a contenere le pullulazioni del pericoloso insetto e solo in certi periodi alcune aziende hanno dovuto ricorrere ad un trattamento insetticida specifico. Il risultato positivo in vendemmia ha confermato l’efficiente tenuta del metodo: le uve, infatti, non hanno praticamente presentato alcun danno da tignoletta. 

Complessivamente, considerando tutte le macro-aree coinvolte nel monitoraggio, sono stati controllati 23.000 grappoli e, all’interno dei vigneti a confusione, sono stati raccolti 161 individui del lepidottero. L’identificazione di ogni singolo esemplare ha portato ai risultati riportati nella tabella sottostante. Quest’anno, a differenza degli anni precedenti, anche a fine stagione all’interno dei grappoli hanno predominato le larve di tignoletta rispetto a quelle di altre specie (Ephestia). Le larve di tignola sono state reperite solo in vigneti di alta collina in vicinanza di aree boschive. 

Sui testimoni non trattati, fuori dalle aree soggette a confusione, la densità di popolazione delle tignole ha procurato un valore massimo di grappoli colpiti pari al 16,4%.

A conclusione della stagione 2016 possiamo affermare che i risultati ottenuti con l’applicazione della confusione sessuale, talora integrata con l’applicazione di Bacillus thuringiensis sulla terza generazione, sono stati decisamente soddisfacenti.

 

foto4 nov

 

  

I VINI VALPOLICELLA DEGUSTATI A NEW YORK DAGLI INFLUENCER DI WINE MEDIA GUILD IL 2 NOVEMBRE A MANHATTAN PRESSO IL FAMOSO RISTORANTE DI LIDIA BASTIANICH. CONTINUA LA PROMOZIONE DEL CONSORZIO NEGLI USA, UNO DEI MERCATI PIÙ IMPORTANTI E PROMETTENTI PER I ROSSI VALPOLICELLESI 

foto5 nov

I Vini Valpolicella sono tornati a New York il 2 novembre, prima denominazione italiana ad essere invitata per un approfondimento sui suoi vini dall’autorevole associazione Wine Media Guild che raggruppa i più influenti giornalisti della Grande Mela.

Dopo l’evento organizzato lo scorso aprile, ritorna a Manhattan il percorso a cura del Consorzio per promuovere la Denominazione negli Stati Uniti, mercato molto importante per l’export, che attualmente vale il 7% e sul quale ci sono importanti attese di crescita.

L’evento istituzionale, riservato alla stampa e dedicato al Valpolicella, si è tenuto presso Felidia, il famoso ristorante di Lidia Bastianich, simbolo della ristorazione italiana negli Stati Uniti: tre stelle per il New York Times, candidato quale miglior ristorante americano per la James Beard Foundation e Grand Award Wine Spectator per la lista dei vini.

Apripista per i vini italiani di qualità per la stampa newyorkese, la Valpolicella è stata il primo territorio italiano a cui Wine Media Guild, finora attento quasi esclusivamente ai vini francesi, ha dedicato un approfondimento. I soci della prestigiosa e storica associazione (nata nel 1970), tra cui autori e giornalisti dei principali quotidiani e riviste, di emittenti radiotelevisive e blogger, hanno potuto degustare 13 diverse espressioni di Valpolicella Doc esplorando le differenze tra le zone, le posizioni dei vigneti e le caratteristiche delle annate.

Per i vini Valpolicella gli Stati Uniti sono particolarmente promettenti: figurano con Cina e Canada tra i primi mercati al mondo per valore di consumo di vini rossi oltre ad essere il mercato che negli ultimi cinque anni ha registrato le crescite più alte di tali valori e le previsioni indicano che questo andamento proseguirà premiando in particolare i vini rossi strutturati.

Non a caso quest’anno l’indagine dell’Osservatorio dei Vini della Valpolicella curato da Wine Monitor di Nomisma è finalizzata da un lato a capire l’appeal dei nostri vini per i consumatori statunitensi, su un target di 2000 persone, e dall’altro a definire la penetrazione delle diverse denominazioni Valpolicella in quel mercato.

Inoltre negli Stati Uniti sono particolarmente forti le aspettative sul successo del marchio di sostenibilità territoriale “Riduci Risparmia Rispetta” dei vini Valpolicella, che potrà essere apposto per la prima volta sulle bottiglie per il millesimo 2016. Negli Usa, infatti, l’attenzione alla sostenibilità è testimoniata dal prezzo medio all’import superiore del 14% spuntato dai vini bio.

Il 2 novembre a New York durante il pranzo degustazione da Felidia sono stati presenti i vini delle aziende: Accordini Stefano, Buglioni, Cantina Valpolicella Negrar, Cesari, Fattori, Massimago, Montezovo, San Cassiano, Santa Sofia, Scriani, Vigneti di Ettore, Villabella, Villa San Carlo.

 

RUBRICA APPROFONDIMENTI


PROTEZIONE DELLE DOP/IGP: LA LEGITTIMITÀ DELL’USO DELLE DOP/IGP NELLA DENOMINAZIONE DEI PRODOTTI COMPOSTI

 L’uso delle DOP/IGP nella denominazione dei prodotti composti attribuisce un ruolo chiave ai Gruppi (Reg. (UE) n. 1151/12, art. 45 - Ruolo dei gruppi) assimilabili in Italia ai Consorzi di Tutela. Essi sono chiamati a svolgere delle azioni che coprono i diversi aspetti della gestione del prodotto; a contribuire acciocché la qualità, la notorietà e l’autenticità dei propri prodotti sia garantita sul mercato; ad adottare provvedimenti intesi a garantire una protezione giuridica adeguata della denominazione di origine protetta o dell’indicazione geografica protetta; ad adottare misure per la valorizzazione dei prodotti e, se necessario, adottare provvedimenti per impedire o contrastare misure che sono o rischiano di essere svalorizzanti per l’immagine dei prodotti. 

In Italia la legislazione (D. Lgs. 297/04) 1) prevede che una DOP o una IGP possa essere legittimamente utilizzata nell’elenco ingredienti e nella denominazione di un prodotto alimentare previa autorizzazione del Consorzio di tutela riconosciuto (nessun ulteriore requisito è previsto).

Per difendere la legittimità dell’uso delle DOP/IGP nella denominazione dei prodotti composti l’interpretazione della protezione delle DOP e IGP deve essere chiara. Gli Stati Membri hanno il diritto/dovere di presentare osservazioni scritte entro due mesi dalla notificazione della decisione di rinvio agli stessi (accompagnata da traduzione in lingua ufficiale).

Le osservazioni possono riguardare 

- l’utilizzo ingrediente conforme al disciplinare;

- la rilevanza della presenza di ingredienti dello stesso tipo o quantomeno “comparabili”;

- la quantità caratterizzante della DOP/IGP e i criteri per determinarla (tipologia di ingrediente DOP/IGP, tipologia prodotto finito, sapore prodotto finito, indagine presso i consumatori, ecc.);

- gli usi “descrittivi” delle DOP/IGP;

- il ruolo “Gruppi” (Consorzi di Tutela).

IL CASO “CHAMPAGNER SORBET”

Moltissime sono le cause in corso circa la legittimità dell’uso delle DOP/IGP nella denominazione dei prodotti composti, ma poche hanno come protagoniste vini e vini liquorosi. Riportiamo di seguito il caso che vede coinvolta la denominazione francese (Champagne) e il sorbetto/gelato tedesco “Champagner Sorbet”.

Recentemente Suprema Corte Federale Tedesca (Bundesgerichtshof) ha sollevato una questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE (CGE) riguardo questo prodotto. Gli ingredienti dello “Champagner Sorbet” sono: acqua, zucchero, champagne (12%), maltodestrina, sciroppo di glucosio, purea di pere (pere, zucchero, aroma naturale, acidificante: acido citrico), aroma naturale, estratto di carota, gelatina, gelificante: farina di semi di carrube, pectina, acidificante: acido citrico). 

La Suprema Corte Federale Tedesca ritiene legittimo l’uso della DOP/IGP invocato sulla base di un ingrediente conforme al disciplinare presente in una quantità caratterizzante e di un’asserita denominazione “usuale” nella gastronomia tedesca “Champagner Sorbet”, che però si pone in contrasto con lo sfruttamento della notorietà (provata per la DOP Champagne) della DOP/IGP.

La causa presso la CGE C-393/16 (deposito atto introduttivo del giudizio 14/07/2016) è in corso. Sotto elenchiamo articoli della legislazione europea e richiami della Commissione di riferimento e le questioni pregiudiziali sollevate.

Legislazione europea di riferimento

• ex art. 17.1 del Reg. (UE) n. 1169/11 non è necessario utilizzare una DOP/IGP nella denominazione di un alimento (composto); le norme sulla protezione delle DOP/IGP prevalgono sull’art. 17.1 del Reg. (UE) n. 1169/11;

• ex art. 10.1 del Reg. (CE) n. 110/08 in linea di principio l’uso di un’indicazione geografica registrata in un termine composto o l’allusione a un siffatto termine nella presentazione di un alimento è ammesso se l’alcole contenuto nell’alimento proviene esclusivamente dalla bevanda spiritosa cui è fatto riferimento;

• richiamo alla Comunicazione della Commissione (ritenuta applicabile alla fattispecie) e al Considerando (32) del Reg. (UE) n. 1151/12;

• nei gelati e sorbetti, denominazione “Champagner Sorbet” percepita dal pubblico come indicazione sulla caratteristica determinante per il sapore del prodotto alimentare;

• necessità di accertare se la quantità di ingrediente “Champagne” sia determinante per il sapore.

Questioni pregiudiziali

1. L’art. 118m comma 2 lett. a punto ii del Regolamento (CE) n. 1234/2007 e l'art. 103 comma 2 lett. a punto ii del Regolamento (UE) n. 1308/2013 devono essere interpretati nel senso che sono applicabili anche se la DOP è utilizzata come parte della denominazione di un prodotto alimentare non conforme ai disciplinari, a cui è stato aggiunto un ingrediente conforme ai disciplinari?

2. Nel caso di risposta affermativa alla questione pregiudiziale 1: L'art. 118m comma 2 lett. A punto ii del Regolamento (CE) n. 1234/2007 e l'art. 103 comma 2 lett. a punto ii del Regolamento (UE) n. 1308/2013 devono essere interpretati nel senso che l'uso di una DOP come parte della denominazione di un prodotto alimentare non conforme ai disciplinari di produzione, a cui è stato aggiunto un ingrediente conforme ai disciplinari di produzione, rappresenti uno sfruttamento della reputazione della DOP se la denominazione del prodotto alimentare è conforme agli usi in materia di denominazione del pubblico pertinente e l'ingrediente è stato aggiunto in quantità sufficiente per conferire una caratteristica essenziale al prodotto?

3. L’art. 118m comma 2 lett. b del Regolamento (CE) n. 1234/2007 e l'art. 103 comma 2 lett. B del Regolamento (UE) n. 1308/2013 devono essere interpretati nel senso che l'uso di una DOP nelle condizioni descritte nella questione 2 rappresenti una usurpazione, imitazione o evocazione?

4. L’art. 118m comma 2 lett. c del Regolamento (CE) n. 1234/2007 e l'art. 103 comma 2 lett. C del Regolamento (UE) n. 1308/2013 devono essere interpretati nel senso che siano applicabili solo a indicazioni false o ingannevoli che possano indurre in errore il pubblico pertinente sull'area geografica di provenienza di un prodotto?