LE NEWS DI OTTOBRE

 

MEMO: SCADENZA 12 OTTOBRE PER PRESENTARE LA DOCUMENTAZIONE CONTRATTUALE PER LA MISURA OCM CAMPAGNA 2016/2017

 

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Si avvicina la scadenza per la presentazione della documentazione contrattuale con riferimento alla Misura OCM campagna 2016/2017. Il termine, fissato dal Mipaaf con Decreto Direttoriale del 21 settembre scorso, scade il 12 ottobre prossimo venturo.

Il termine del 21 settembre è stato prorogato su espressa richiesta di Agea al Mipaaf con nota del 25 maggio 2016 per garantire la corretta visione dei progetti regionali, multiregionali e nazionali e la fissazione di un termine congruo il 12 ottobre appunto per la stipula e trasmissione delle polizze fideiussorie assicurative e bancarie a garanzia dell’esatta esecuzione del contratto (per il 15% del valore dello stesso) e per l’anticipazione del finanziamento pubblico (pari al 120% dell’importo finanziato).

Agea stipulerà con i beneficiari gli appositi contratti entro il 14 ottobre 2016.

 

 

VENDEMMIA WORK IN PROGRESS: L’ANDAMENTO DELLA VENDEMMIA È POSITIVO. IL PARERE DIFFUSO, TRA I PRODUTTORI, È CHE SARÀ UN’ANNATA DA RICORDARE

 

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La vendemmia 2016 in Valpolicella, per la varietà Corvina, è iniziata circa alla metà di settembre, leggermente posticipata rispetto alla scorsa annata. Il campionamento del 13 settembre ha rivelato per la pianura una media BABO intorno ai 18,75 e un’acidità totale media di 6,11 g/L; il pH si è attestato su valori intorno a 3,05 e il potenziale in antociani A1 ha fatto registrare valori medi di 450 mg/L. Nei campionamenti in collina, come previsto, le medie dei BABO sono leggermente più basse (intorno a 18,45) e l’acidità totale media registrata è stata più alta (7,15 g/L); il pH medio è su valori leggermente più acidi (3,01) e si è registrato un ottimo potenziale in antociani A1, 535 mg/L di media.

 

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Siamo ora quasi ovunque al termine della messa a riposo delle uve atte a produrre Amarone e Recioto della Valpolicella, e in generale l’annata si sta rivelando molto buona, equilibrata, con acidità più che soddisfacenti e produzioni di qualità, anche favorite dal clemente andamento climatico da luglio a settembre (e anche durante la vendemmia) e dalle escursioni termiche giornaliere abbastanza accentuate. Alla luce di questo andamento positivo è parere diffuso, tra i produttori, che sarà un’annata da ricordare.

 

 

A INIZIO SETTEMBRE LA VISITA IN VALPOLICELLA DI BLOGGER INFLUENTI DI CANADA, CINA, HONG KONG E USA. 
CONTINUANO LE ATTIVITÀ  DEL CONSORZIO PER RAFFORZARE LA NOTORIETÀ DEI VINI DELLA DENOMINAZIONE IN PARTICOLARE NEI PAESI PIÙ INTERESSANTI PER L’EXPORT

 

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Canada, Cina, Hong Kong e Stati Uniti, questi i Paesi di provenienza dei sette blogger ospiti del Consorzio che dal 4 al 9 settembre scorso hanno camminato tra i vigneti della Valpolicella e hanno degustato e conosciuto i suoi vini e i metodi della loro produzione.

Due gli ospiti canadadesi. Matt Steeves, di Ottawa, autore di Quercusvino che oltre al blog ha un programma tv sul vino che in autunno dedicherà diverse puntate alla Valpolicella. Steeves scrive, inoltre, per Natalie McLean Blog al 2° posto della classifica dei Best 100 Wine Blogs in the Web 2016. Sempre canadese, ma di Toronto, Christofer Wilton per Good Food Revolution che è anche selezionatore per LCBO (Liquor Control Board of Ontario). 

Due donne le ospiti dagli Stati Uniti, Nanette Eaton di San Francisco per Wine Harlots (al 25° posto della classifica) e Cathrine Todd di New York per Dame Wine (al 71°).

In rappresentanza del Sol Levante, c’erano Serien Wang di Pechino e autore di WineBlogChina; Eddie Chuf di Hong Kong per Cru Magazine, il più importante portale in Cina che ha anche la versione cartacea, e, sempre di Hong Kong, Tersina Shieh, indefessa “viaggiatrice per vendemmie” per il suo blog Tersina Wine Journal. 

Il gruppo ha fatto il “classico” tour nelle cinque vallate di produzione dedicando particolare attenzione ai vigneti, grazie a giornate meteorologicamente splendide che, peraltro, hanno reso ancor più memorabile il territorio.  Particolare curiosità e attenzione ha riscontrato il metodo di produzione dell’Amarone soprattutto da parte di coloro che non erano mai stati in Valpolicella. Tant’è che molta della comunicazione del gruppo sui social è stata centrata su questo.

Grande è stato l’apprezzamento dei vini, in particolare dell’Amarone, ma anche del Valpolicella che ha accompagnato tutti i light lunch del soggiorno. Entusiasti dell’accoglienza in cantina hanno popolato il web di prelibatezze ed abbinamenti enogastronomici ricordando l’importante ruolo del vino sulla tavola.

 

 

CONTINUA L’ATTIVITÀ DI INCOMING DEL CONSORZIO DI TUTELA VINI VALPOLICELLA.
MENTRE VOLGE AL TERMINE LA VISITA DEGLI OPERATORI CANADESI, SI ATTENDE L’ARRIVO IN VALPOLICELLA DI QUELLI PROVENIENTI DA CINA E HONG KONG PER APPROFONDIRE LA CONOSCENZA DEL TERRITORIO E DEI SUOI VINI

Il Consorzio di Tutela Vini Valpolicella continua l’attività di incoming che porta giornalisti, buyer, importatori e operatori provenienti da diversi Paesi nell’area di produzione  per approfondire la conoscenza del territorio e della cultura della Valpolicella, visitare le aziende vinicole, degustare i vini in abbinamento ai piatti della cucina tradizionale veronese.

L’attenzione del Consorzio si è focalizzata prevalentemente sugli operatori dei Paesi che figurano tra i primi mercati al mondo per valore di consumo di vini rossi oltre ad essere quelli che negli ultimi cinque anni hanno registrato le crescite più alte di tali valori e gli stessi nei quali sono attesi ulteriori sviluppi per il prossimo quinquennio, tra cui figurano il Canada e la Cina.

Per due settimane a cavallo tra settembre e ottobre (dal 25 al 30/9 e dal 2 al 7/10) due diversi gruppi provenienti dall’Ontario (Canada), per un totale di 15 operatori, hanno avuto modo di conoscere la filiera produttiva della Valpolicella. Si tratta di sommelier di importanti ristoranti e hotel e di buyer che saranno ottimi ambasciatori dei Vini Valpolicella nella loro provincia. 

Nel Paese Nord americano, il posizionamento dei vini “strutturati” (e cioè con gradazione alcoolica superiore ai 14° gradi come l’Amarone) è già di leadership: le importazioni in valore di questa categoria di vini raggiunge per i vini italiani ben il 40%.

Inoltre, dall’indagine Wine Monitor-Nomisma dedicata al Paese nordamericano condotta su un campione di circa 1.200 responsabili di acquisto delle famiglie, è emerso che il tasso di penetrazione (misurato dal numero di persone che nell’ultimo anno ha bevuto vino rispetto al totale della popolazione) dei vini rossi italiani è pari al 44%, con i rossi della Valpolicella a quota 25% e, tra questi, l’Amarone con il 19%. A superare questo valore medio sono i consumatori a maggior reddito familiare (con oltre 75.000 dollari canadesi annui), con più alto titolo di studio e soprattutto che, per diversi motivi, hanno viaggiato in Italia. Insomma il consumatore canadese di Amarone ha un profilo alto, conosce e viaggia e, tornato a casa, evoca i luoghi che ha visitato bevendo nuovamente i vini che più l’hanno colpito. Non a caso dall’indagine emerge che è loro opinione che per un’efficace promozione dell’Amarone sarebbe utile puntare sulla valorizzazione del territorio di origine, la Valpolicella, oltre che sulle altre caratteristiche che lo rendono distintivo come l’italianità, la capacità di abbinarsi con i cibi locali e il peculiare processo di produzione.

Mentre il secondo gruppo di operatori canadesi sta per ripartire, in Valpolicella stanno per arrivare (nei periodi dal 17 al 21/10 e dal 23 al 26/10) gli operatori provenienti dalla Cina e da Hong Kong. 

Anche in questo caso si tratta di operatori del trade di alto livello. Nel gruppo anche due giornalisti che documenteranno e racconteranno l’esperienza in Valpolicella sulle loro testate.

Il Consorzio sta lavorando da tempo sul mercato cinese, interessante perché in espansione più per quello che rappresenta ad oggi per l’export dei vini Valpolicella.

La Cina si posiziona al 5° posto tra i Paesi in cui si consuma più vino rosso (15,8 milioni di hL nel 2014) con un incremento in volume del 45% dal 2000 al 2014. Considerando il valore, il mercato cinese sale al 2° posto con una incredibile previsione di crescita del 72% nei prossimi 5 anni.

La Cina è quindi un mercato molto interessante per i vini della Valpolicella che nel 2015 hanno totalizzato un giro d’affari di 510 milioni di euro per le quattro denominazioni (Ripasso: 200 milioni; Amarone: 190; Valpolicella: 115; Recioto: 10). L’Amarone, vino di punta della Valpolicella vale il 60% delle esportazioni.

Attualmente il 3% dei vini della Valpolicella destinati all’export (circa 1 milione 350 mila bottiglie) raggiungono la Cina. Valpolicella e Ripasso hanno una quota di mercato del 40%, mentre l’Amarone è al 20%. La notevole crescita in valore per i vini rossi attesa in Cina nel prossimo quinquennio sarà determinata oltre che da un aumento dei volumi anche da una maggior penetrazione dei vini di fascia alta di prezzo e questo potrà favorire il vino top della denominazione, l’Amarone (fonte dati: Osservatorio Vini Valpolicella a cura di Wine Monitor-Nomisma).

 

 

RUBRICA APPROFONDIMENTI

LA PROTEZIONE DELLE DOP/IGP ALLA LUCE DELLA RECENTE GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA: L’”ASSONANZA” E LA “COMPARABILITÀ”

Come vengono protette le denominazioni di origine alla luce della recente giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea?

 

Cerchiamo di rispondere riprendendo alcuni punti relativi alla protezione delle DOP/IGP alla luce della recente giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea (CGE) illustrati da Giorgio Bocedi, del Gruppo legale dell’Aicig-Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche, in un recente incontro organizzato dall’Associazione svoltosi presso il Consorzio del Parmigiano Reggiano a Reggio Emilia.

I nomi registrati sono protetti contro:

• a) qualsiasi impiego commerciale diretto o indiretto di un nome registrato per prodotti che non sono oggetto di registrazione, qualora questi ultimi siano comparabili ai prodotti registrati con tale nome o l’uso di tale nome consenta di sfruttare la notorietà del nome protetto, anche nel caso in cui tali prodotti siano utilizzati come ingrediente;

• b) qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione, anche se l’origine vera dei prodotti o servizi è indicata o se il nome protetto è una traduzione o è accompagnato da espressioni quali “stile”, “tipo”, “metodo”, “alla maniera”, “imitazione” o simili, anche nel caso in cui tali prodotti siano utilizzati come ingrediente;

• c) qualsiasi altra indicazione falsa o ingannevole relativa alla provenienza, all'origine, alla natura o alle qualità essenziali del prodotto usata sulla confezione o sull'imballaggio, nel materiale pubblicitario o sui documenti relativi al prodotto considerato nonché l'impiego, per il confezionamento, di recipienti che possano indurre in errore sulla sua origine;

• d) qualsiasi altra pratica che possa indurre in errore il consumatore sulla vera origine del prodotto.

Se una denominazione di origine protetta o un’indicazione geografica protetta contiene il nome di un prodotto considerato generico, l’uso di tale nome generico non è considerato contrario ai primi due punti elencati sopra (a o b). In ogni caso le DOP e IGP non diventano generiche.

Alcune sentenze della Corte di Giustizia Europea aiutano illustrano bene come l’Unione Europea preveda una tutela ampia. E’ il caso della protezione nei casi di ”evocazione”, molto frequente per i Vini della Valpolicella.

Come enunciato nel caso Dop “Gorgonzola” versus marchio “Cambozola” (CGE causa C-87/97, 4 marzo 1999, punti da 25 a 29) “la nozione di evocazione si riferisce all’ipotesi in cui il termine utilizzato per designare un prodotto incorpori una parte di una denominazione protetta, di modo che il consumatore, in presenza del nome del prodotto, sia indotto ad aver in mente, come immagine di riferimento, la merce che fruisce della denominazione” (punto 25). “In particolare, può esservi l’evocazione di una denominazione protetta in mancanza di qualunque rischio di confusione tra i prodotti di cui è causa, pur non applicandosi nessuna tutela comunitaria agli elementi della denominazione di riferimento che riprende la terminologia controversa” (punto 26). “L’eventuale indicazione della vera origine del prodotto sull’imballaggio o in altro modo non ha alcuna incidenza” (punto 29).

Il caso ‘Parmesan II’ (CGE causa C-132/05, sentenza 26 febbraio 2008, punti 48 e 49) estende il concetto di “evocazione” anche al pakaging. “Tale somiglianza (concettuale), come già le somiglianze fonetiche e ottiche rilevate al punto 46 della presente sentenza, è idonea ad indurre il consumatore a prendere come immagine di riferimento il formaggio recante la DOP “Parmigiano Reggiano” quando si trova dinanzi ad un formaggio a pasta dura, grattugiato o da grattugiare, recante la denominazione “Parmesan””. “In tale contesto, l’uso della denominazione “Parmesan” deve essere considerato un’evocazione della DOP “Parmigiano Reggiano” (ai sensi dell’art. 13, n. 1, lett. b, del regolamento n. 2081/92)”.

Non solo. La protezione delle DOP/IGP contempla anche la tutela dalla “comparabilità” dei prodotti e anche la presunta reazione del consumatore, come si evince, rispettivamente, dal caso “Cognac” (CGE, procedimenti riuniti C-4/10 e C-27/10, 14 luglio 2011, punti 46 e 54), e dal caso ‘Calvados’ (CGE causa C-75/15, 21 gennaio 2016, punti 22, 28 e 39).

Nella sentenza sul caso “Cognac” si legge che “L’art. 16, lett. a)-d), del regolamento n. 110/2008 (relativo alla definizione, alla designazione, alla presentazione, all’etichettatura e alla protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose e che abroga il regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio)  contempla diverse ipotesi in cui la commercializzazione di un prodotto si accompagna ad un riferimento esplicito o implicito ad un’indicazione geografica in condizioni idonee o a indurre il pubblico in errore o, quanto meno, a creare nella sua mente un’associazione di idee quanto all’origine del prodotto, o a permettere all’operatore di sfruttare indebitamente la rinomanza dell’indicazione geografica in questione” (punto 46). “Infatti le bevande spiritose, indipendentemente dalle diverse categorie che raggruppano, comprendono bevande che presentano caratteristiche oggettive comuni e corrispondono, dal punto di vista del pubblico interessato, a occasioni di consumo ampiamente identiche. Inoltre esse sono distribuite sovente attraverso le stesse reti ed assoggettate a regole di commercializzazione simili” (punto 54). 

Nel caso dell’IGP  “Calvados” versus “Verlados” viene sancito che “il giudice nazionale deve sostanzialmente fondarsi sulla presunta reazione del consumatore nei confronti del termine utilizzato per designare il prodotto in questione, essendo essenziale che il consumatore effettui un collegamento tra detto termine e la denominazione protetta” (punto 22); “spetta al giudice nazionale fare riferimento alla percezione di un consumatore medio normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, dovendo quest’ultima nozione essere intesa come riferita a un consumatore europeo e non solo a un consumatore dello Stato membro in cui si fabbrica il prodotto che dà luogo all’evocazione dell’indicazione geografica protetta ” (punto 28). “Spetta altresì al giudice del rinvio tener conto, conformemente alla giurisprudenza della Corte, degli eventuali elementi che possano indicare che la similarità visiva e fonetica e tra le due denominazioni non è frutto di circostanze fortuite” (punto 39).

Riassumendo, ecco l’elencazione dei principi consolidati secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia Ue:

- comparabilità dei prodotti (nozione decisamente ampia sulla base della sentenza “Cognac”);

- rilevanza della somiglianza esterna dei prodotti;

- similarità visiva, fonetica, concettuale tra le denominazioni a confronto;

- giudizio fondato sulla presunta reazione del consumatore nei confronti del termine utilizzato per designare il prodotto;

- pensiero nella mente del consumatore, come immagine di rifermento, al prodotto DOP o IGP (irrilevanza del rischio di confusione);

- diverse modalità, non necessariamente attraverso un riferimento esplicito alla DOP o IGP;

- rilevanza di tutti gli elementi dell’etichettatura del prodotto interessato, caso per caso;

- rilevanza del consumatore europeo;

- perché un operatore utilizza un determinato nome? rilevanza di elementi che indichino che l’evocazione non è frutto di circostanze fortuite.

Esistono, tuttavia, ambiti in cui la protezione è limitata, come nel caso dei Marchi (anche collettivi o di garanzia) per l’uso da parte di terzi del marchio in funzione descrittiva (indicazioni relative alla specie, qualità, quantità, destinazione, valore, provenienza geografica, epoca di fabbricazione del prodotto o di prestazione del servizio o altre caratteristiche del prodotto o del servizio), purché l’uso sia conforme ai principi della correttezza professionale, mentre per DOP/IGP non sono previste limitazioni!